lunedì 26 novembre 2018

La mia cineteca: La canzone del mare


 Quest'oggi inaugura una nuova rubrica del blog, spazio dedicato ai film visti (non per forza al cinema, per i quali vi ricordo c'è un'altra sezione dedicata), che magari fanno parte della mia personale collezione (in continua espansione) di titoli in dvd/bluray.
Iniziamo ordunque con il botto: un film a mio avviso bellissimo e molto poetico: La canzone del mare.


Guardare The song of the sea (in italiano “La canzone del mare”) è come immergersi in un mare di colori pastello, fare un tuffo nell’aurora boreale, toccare tinte acquerellate che creano un flusso di suggestioni fantastiche e metafisiche. La narrazione è completamente immersa in questo vortice di colore, prendendo spunto e vitalità da esso, e creando un racconto improntato su quegli sfondi sfumati ed onirici così incantevoli da catturare prepotentemente lo sguardo.

The song of the sea, film del 2014 diretto da un talentuoso Tomm Moore – già conosciuto per “The secret of Kells" - è la storia di due fratelli, Ben e Saoirse, così vicini ma anche così lontani: la diffidenza di Ben nei confronti della sorellina, accusata inconsciamente di essere la responsabile della scomparsa prematura della mamma, si contrappone all’attaccamento di Saoirse nei confronti dei legami familiari.

 Il racconto fonda le sue radici nel mito irlandese, di cui il regista tenta di riportare l’attenzione nel pubblico: riscoprire le leggende e le tradizioni per conoscere le proprie origini, se stessi e i legami sociali che si instaurano tra gli individui. Tomm Moore trae ispirazione da una raccolta di antiche storie irlandesi e scozzesi legate al mare e alle creature fantastiche chiamate Selkies, il libro del Popolo del Mare. Le Selkies sono foche che possono trasformarsi in esseri umani, legate molto spesso alla concezione di perdita di una persona cara in mare.

Il film è un tripudio di colori pastello, sfumature delicate che ricordano le illustrazioni contenute nei libri per bambini (che io personalmente adoro!) ; per i disegni Moore si  lasciato influenzare dal maestro Miyazaki, da cui ha ripreso la delicatezza dei tratti, la cura e la resa “acquerellata” degli sfondi (ispirati soprattutto ai dipinti del pittore irlandese Paul Henry, e a quelli di Klee, Kandinsky e Basquiat), per non parlare della freschezza con cui sono stati malleate le figure dei piccoli protagonisti: eroi per caso, bambini forti che si ritrovano coinvolti in un destino molto più grande di loro, alla scoperta di un mondo magico parallelo a quello reale, che però risente dell’influsso incantato, con le creature che lo popolano, gli incantesimi e gli sfondi talmente onirici: essi si fondono fino a scomparire quasi del tutto.

La narrazione segue i canoni classici della fiaba, con il viaggio di scoperta delle proprie origini, l’eroe che tenta di salvare la fanciulla dal suo destino avverso, fino a giungere al lieto fine strappalacrime. Lo sviluppo forse è a tratti accelerato, il che permette fin da subito di scoprire il segreto che si cela dietro la natura di Saoirse: ciò rende la costruzione in alcuni punti focali apparentemente scontata, sebbene il complesso sia assolutamente godibile e la narrazione sia molto appassionante.

Componente molto importante è la musica: dolci melodie accompagnano il viaggio dei protagonisti, aiutandoli e supportandoli, congiungendo le loro piccole vite con le loro origini marine e fantastiche. La colonna sonora è ispirata ad antiche canzoni irlandesi, e composta da Bruno Coulais ed eseguita dalla band tradizionale Kìla.

La canzone del mare è un film per tutti, che consiglio caldamente in queste uggiose giornate di novembre: vi scalderà il cuore, desterà i vostri sensi assopiti dal freddo; è un film da guardare per comprendere la forza dei legami e degli affetti sinceri, che travalicano la vera natura delle persone. Un film attuale, in questo clima di chiusura e di egoismo che attanaglia la società odierna.




giovedì 22 novembre 2018

Stasera al cinema: Animali Fantastici – I crimini di Grindelwald


Buonsalve a tutti!

Oggi vorrei inaugurare una rubrica bene o male periodica: “Stasera al cinema”. Più o meno periodica perché? Perché dipende da quando vado al cinema a vedere un bel filmozzo!
E allora con cosa cominciare cari ragazzuoli? Ma con il film che sono andata a vedere ier sera: I crimini di Grindelwald, secondo capitolo della saga potteriana di Animali Fantastici, uscito settimana scorsa nelle sale italiane, diretto dal nostro caro David Yates e scritto dalla nostra cara J.K. Rowling.
Innanzitutto: questa non sarà una recensione approfondita, ma solamente una chiacchierata riguardo le mie impressioni sul film: tranquilli quindi, se non siete ancora andati a vederlo (ma che aspettate?) non ci saranno spoiler corposi ed anticipazioni su nulla.
Ordunque, cominciamo.



Innanzitutto vorrei esprimere la mia sui pareri discordanti che ho ritrovato sul web: il film è davvero così orrido, noioso, brutto? Sì e no. Almeno a mio avviso, si intende. Diciamo che I crimini di Grindelwald è un film davvero enigmatico, con una struttura diegetica che non si espone troppo all’ovvietà. Ma è normale, ragazzi miei: stiamo pur sempre parlando del secondo capitolo di una saga che conta ben cinque film! E’ ovvio che non possiamo scoprire tutto subito: la Rowling ha confezionato un prodotto ad hoc, capace di porci un sacco di domande che piano piano verranno poi spiegate. Vi confido che sono rimasta spiazzata dal finale (così penso un po’ tutti, a giudicare dai pareri dubbiosi riguardo le ultime fantomatiche sequenze), dal momento che io avevo già pronta una mia teoria che magicamente si è dissolta tutta d’un tratto. Sicuramente le nostre domande troveranno delle esaurienti risposte nel prossimo capitolo: eh già, dovremo aspettare almeno un paio d’anni. Nel complesso il film è ben strutturato, le scene d’azione non mancano, e segue una linea narrativa bene o male consequenziale. Certo, a mio avviso gli sviluppi delle diverse vicende sono stati solo accennati e non delineati dettagliatamente, ma magari è stata una strategia premeditata per far sì che alcuni misteri non fossero svelati immediatamente, così come il passato e le caratteristiche peculiari di alcuni personaggi: speriamo che nei prossimi film della saga ci sia una riflessione più accurata ed una focalizzazione maggiore sul loro vissuto.

Il comparto degli effetti speciali è impeccabile: gli incantesimi, il background visivo (gli sfondi in primis), le creature magiche sono resi come sempre in modo eccellente grazie ad una computer grafica quasi invisibile, che esplica così il proprio compito: emozionare senza farsi notare. E ci riesce appieno. Le scene d’azione sono così magistralmente supportate da un impianto visivo coinvolgente e molto valido, che raggiunge (come sempre in questo franchise) dei livelli quasi eccelsi.

Che dire della narrazione? Le tinte dark conferiscono a questo capitolo una complessità diegetica maggiore rispetto al primo Animali Fantastici: con I crimini di Grindelwald entriamo prepotentemente nel mezzo delle vicende, non seguiamo più Newt Scamander alla ricerca delle sue creature magiche da riportare nella sua valigia extralarge, ma lo vediamo in azione, coinvolto – suo malgrado – nella caccia al temutissimo mago Grindelwald. La corposità dell’impianto diegetico viene supportato da immagini ricche di particolari ed effetti visivi molto ben costruiti.
In conclusione: Animali Fantastici – I crimini di Grindelwald è un film eccelso o scadente? Secondo me, nessuna delle due. La trama rimane molto aperta, lascia delle incognite forse troppo incomprensibili, la psicologia e il background dei personaggi non è approfondito appieno; nel complesso però si presenta come un film estremamente godibile, che lascia lo spettatore incollato allo schermo, estasiato da alcune scene (c’è da dirlo) mozzafiato. Il film, ricordo ancora, è il secondo capitolo di una saga di cinque film, non si può pretendere che ci si venga spiegato tutto subito.

Con questo vi saluto, vi auguro una buonanotte (mi sono ridotta a finire questa riflessione a mezzanotte, dopo esser tornata da lavoro) e ci vediamo presto!


martedì 20 novembre 2018

Animali fantastici e dove acchiapparli!

Buonsalve a tutti, eccomi di ritorno!

Quest'oggi vorrei lasciarvi molto velocemente una  recensione di "Animali fantastici e dove trovarli", che scrissi per un concorso ormai ben due anni fa, ma di cui non mi è mai arrivato riscontro, quindi beccatevela qui!
Direte: il primo, ancora quello? Ma non puoi parlare del secondo che è appena uscito? Ebbene no, perché ancora non l'ho visto....... Ma: domani sera andrò a vederlo e ve ne parlerò, promesso!
Quindi per il momento faccio il rewatch del primo capitolo e vi lascio queste riflessioni/impressioni o come volete chiamarle:



"Creature strane quanto strabilianti, una buona dose di incantesimi in salsa potteriana, un pizzico di atmosfera anni Venti, tanta azione ed ecco qua il nuovo film scritto dalla fantasiosa mente dell'inglese J.K.Rowling e diretto da David Yates (già regista degli ultimi quattro film della saga di Harry Potter).
"Animali fantastici e dove trovarli" è una sorpresa. Una sorpresa per chi è troppo affezionato al celebre maghetto con gli occhiali per poter accettare un nuovo mondo, una nuova location, una nuova (o vecchia?) epoca, un nuovo protagonista. E' una sorpresa agli occhi anche di chi già si aspettava un prodotto cinematografico con i fiocchi. Sì, perché il nuovo film tratto da un'opera che principalmente descrive i bizzarri animali che popolano l'universo potteriano, si prospetta l'inizio di una lunga saga che ci porterà dritti dritti in una avventurosa dimensione per certi versi alternativa a quella cui siamo abituati grazie alle avventure di Harry, Ron, Hermione e co. Innanzitutto la location: dal medievaleggiante castello di Hogwarts ci spostiamo nella caotica Grande Mela degli anni Venti, una New York in cui si respira a pieni polmoni un'aria positiva, dovuta alla forte crescita economica che aveva caratterizzato i "ruggenti" anni precedenti la devastante crisi del decennio successivo. Un'aria positiva che però si scontra con i toni ombrosi caratterizzanti la trama di fondo della pellicola: la caccia alle streghe e ai maghi è molto diffusa in quella città così lontana dalla scuola di magia a cui ci siamo affezionati da tempo. Il protagonista, Newt Scamander, si avventura tra le retrovie di una metropoli oscura, che cela dietro la sua apparenza frenetica e colorata, un universo fatto di odio, razzismo, bugie, paura. Il viaggio di Scamander, desideroso di riportare una delle creature che nasconde nella sua portentosa valigia (molto più profonda di quella di Mary Poppins!) nel suo habitat naturale, si trasforma così prima in un rocambolesco inseguimento degli animali fantastici che creano scompiglio tra i No-mag (come gli americani chiamano i Babbani) per poi orientarsi verso una direzione molto più intricata e coinvolgente: un insospettabile cattivo, un malvagio che poi tanto malvagio non è, e tanta azione a colpi di bacchette. Come dire, una vera e propria sorpresa: trama che colpisce. Così come il comparto degli effetti speciali: pollice in su per incantesimi e creature, che sono resi complessivamente molto bene grazie alla grafica digitale.
La Rowling riesce così a creare da quello che è fondamentalmente uno pseudobiblium una storia originale e per nulla scontata. Certo, è doveroso fare una constatazione non da poco: se buona parte delle vicende si concentra sulle (dis)avventure di Newt alla ricerca delle sue creature "erranti", e sembri mettere in seconda luce quello che pare essere il vero filum della saga (la nascita e lo sviluppo degli Obscurus e il legame che essi hanno con il cattivone di turno), è legato al fatto che questo è solamente il primo di cinque film, e si presenta come un "biglietto da visita", una finestra aperta su quello che è il mondo degli animali fantastici. Non lasciamoci intimorire dunque da quella che può sembrare una trama troppo aperta: abbiamo ancora molto tempo per scoprirla. E stupirci ancora una volta."



Se volete anche voi questa bella steelbook con uno Snaso patato, vi lascio qui il link Amazon 

 

lunedì 19 novembre 2018

Sono tornata!


Quando hai voglia di staccare, di migliorarti, quando senti che il modo in cui fai quello che ti piace non è quello che vorresti, quando non vedi risultati concreti nonostante gli sforzi e l’impegno, ecco che ti butti giù, molli tutto e sparisci. Tu sei ancora lì, rimugini su come voglia lavorare, raggiungere obiettivi, dare forma a quello che senti dentro e vorresti buttare fuori, perché è un flusso di idee che straripa dalla mente e dall’anima, ma non ti esponi. Ti rendi conto che hai dato vita a qualcosa che non sentivi davvero tuo, che non aveva la forma che desideravi dargli in principio. E allora ti chiudi in te stesso ed ignori il frutto del tuo lavoro incompleto.

Tutto questo sermone per dire: sono tornata a scrivere su questo blog dopo troppo tempo, vorrei riprendere periodicamente a pubblicare contenuti come recensioni ed approfondimenti,op e non solo. Vorrei parlare più di me e di quello che sento, vedo, provo dentro di me. Perché sentivo che questo blog non era quello che veramente volevo, che avevo concepito all’inizio: non lo sentivo davvero mio. E’ per questo che inevitabilmente l’ho abbandonato. Scrivevo recensioni sì, ma non apportavo quello che veramente ero io: dopotutto un blog è come un diario personale giusto? Scrivevo in modo asettico, e questo non mi piaceva. Per niente. Così ho lasciato perdere, mi sono arresa. Ma voglio ricominciare, forse da capo, o forse no. Continuare quello che ho fatto prima, ma inserendo qualcosa di me. Quello che sento e quello che mi piace, fonderlo insieme per creare qualcosa di nuovo e più bello. Spero che in questo modo i contenuti siano anche più appetibili!
Dopo questo sfogo forse inutile per voi, ma molto utile per me, vi do appuntamento a domani!

domenica 4 febbraio 2018

The Promised Neverland, il nuovo claustrofobico manga-rivelazione

"Lei è amata come una mamma, ma...non è un genitore. Loro vivono insieme, ma...non sono fratelli. Questo è l'orfanotrofio "Grace Field House". E io sono un'orfana. O, almeno, così credevo."



E' questo il prologo del nuovissimo manga edito da J-Pop uscito da pochissimo in Italia e che sta spopolando - letteralmente- in Giappone e non.
Vorrei spendere quindi qualche parola sul primo numero di questo fumetto-rivelazione, ponderando tutti gli elementi e cercando di valutare se è realmente degno della fama che sta riscuotendo.

Innanzitutto partiamo da una brevissima panoramica della trama: tre orfani - Emma, Norman e Ray- trascorrono felicemente le loro giornate nell'orfanotrofio Grace Field House, insieme ai numerosi fratellini e sorelline e alla "mamma", colei che li accudisce e li educa. Ogni giorno sono sottoposti an test di intelligenza, che determinano un punteggio, classificando i bambini in una scala di merito. La quiete viene però sconvolta da una scoperta che farà crollare tutte le loro certezze e li porterà a meditare una fuga per sopravvivere...

La trama di per sé è molto accattivante, con un colpo di scena sorprendente già alla fine del primo capitolo, che rende l'impianto narrativo nel suo insieme molto interessante e coinvolgente. Da lì si entra in un vortice di tensione perenne, accentuata dall'ambientazione che, apparentemente colorata e gioiosa, si trasforma in opprimente e claustrofobica.
I personaggi sono ben definiti e definibili: il classico trio formato dalla ragazzina intraprendente ed energica, il ragazzo calmo ed intelligente, e quello silenzioso e schivo. Questi si inseriscono in un gruppo di comprimari - gli altri orfani dell'istituto- che seguiranno probabilmente i protagonisti nella strada verso la libertà.
Ma quale libertà? E a che costo? E, soprattutto, dove li porterà la fuga?
I protagonisti scoprono fin da subito, infatti, il mistero e l'orrore che si celano e si annidano fuori dall'orfanotrofio, e capiscono che devono necessariamente fare i conti con esso.
I dialoghi esprimono i macchinosi ragionamenti e piani che i protagonisti fanno per organizzare la loro fuga.



I disegni sono accattivanti, lo stile è pulito e preciso, i personaggi sono caratterizzati molto bene; c'è un ottimo equilibrio tra i momenti tranquilli  e quelli più dark e misteriosi. Molta cura viene riservata alle espressioni dei volti, che riescono ad esprimere in modo chiaro i diversi stati d'animo e le tensioni dei personaggi, dalla gioia, alla tensione, all'orrore.

The Promised Neverland è una scommessa, un salto nel vuoto e una corsa frenetica contro il tempo. Il primo volume si catapulta nel vivo della narrazione, permettendo un'immersione nel mondo claustrofobico di Grace Field House fin dalle prime pagine.
Un volume da leggere tutto d'un fiato, aspettando con ansia il successivo.


Alla prossima!


venerdì 5 gennaio 2018

"Coco", recensione

Salve a tutti!

Approfitto della recente visione per parlarvi di "Coco", l'ultima creazione della Pixar Animation Studios.






Il nuovissimo film della Pixar, diretto da Lee Unkrich e Adrian Molina è un vortice di emozioni, un tripudio di colori e sensazioni contrastanti, è un viaggio nei colori, nei ricordi, nella musica e nella tradizione messicana che permea l'intera narrazione.

Il viaggio alla ricerca di se stessi è il nodo che tiene uniti i diversi elementi interni della storia, che convergono nella scoperta delle proprie origini e nella consapevolezza che il ricordo è la forza più potente che tiene in vita chi ormai non c'è più.

Miguel ama la musica: il suo sogno è quello di diventare un grandissimo musicista come Ernesto de la Cruz, idolo mondiale adorato dal piccolo protagonista. Egli, però, è ostacolato dalla sua famiglia, che nutre una vera e propria avversione verso la musica: mama Imelda, trisnonna di Miguel, l'ha bandita dalla famiglia, dopo che lei e la figlioletta Coco sono state abbandonate dal marito, desideroso di intraprendere una carriera mondiale come musicista.
Durante il tradizionale dia de los muertos, Miguel si ritrova catapultato nel mondo dell'Aldilà, dove avrà l'occasione di scavare a fondo nelle sue origini, e non solo. Riuscirà a riportare a galla la verità sulla sua famiglia, diffondendo nuovamente il ricordo nelle menti e nei cuori.






Coco è un film per bambini che però si rivolge molto volentieri ad un pubblico adulto: i temi trattati, le tematiche che affondano le radici nelle concezioni della morte e dell'aldilà, le tinte a tratti oscure sono ben mascherate da una contrapposizione di gag divertenti, personaggi simpatici e ben caratterizzati, colori brillanti e caldi che si accostano - ma non si mescolano- alle tinte cupe.


Effettivamente Coco parla di famiglia alle famiglie. Uno dei fulcri narrativi e tematici è, appunto, l'unione familiare: da unione fondata sul rispetto delle tradizioni e degli antenati si passa ad una rottura, portata dal piccolo Miguel, dalla sua voglia di diventare un musicista e di riportare alla luce la verità sul proprio trisavolo, per poi ritornare ad una nuova unione, fondata ora sulla conciliazione, sulla riammissione del passato- seppur doloroso- e sulla musica.
La famiglia è importante, ma deve supportare ogni membro di essa, comprendere le vie intraprese da ognuno. I legami familiari si fondano sulla fiducia reciproca: senza di essa, il legame piano piano si sgretola, cancellando i piacevoli ricordi connessi ad esso.
Coco non vuole dimenticare, non deve dimenticare: è lei ormai l'unico appiglio materiale al passato ormai perduto. Senza di lei quel passato sparirà per sempre. Miguel è il paladino di questa unione familiare: sarà lui a riportare il passato nel presente, sarà lui a far capire ai suoi familiari -vivi e morti- l'importanza dell'unione e dell'amore, sarà lui a riportare in auge la musica in un ambiente in cui essa ormai era stata bandita.





Il film è caratterizzato dall'inconfondibile marchio stilistico Pixar: inquadrature vorticose, colori brillantissimi ed accecanti che però ben si accostano alle tinte più oscure, personaggi caratterialmente ben definiti, tematiche di fondo serie e che fanno riflettere sia i più piccoli ma, soprattutto, gli adulti. La musica poi è decisamente coinvolgente: ogni canzone viene collocata al posto giusto, la colonna sonora è piacevolissima e ben ritmata. Dopotutto è la musica che guida il protagonista e lo spettatore nella Terra dell'Aldilà, presentandosi come il nodo che lega il passato al presente e che offre un motivo di riscatto per l'intera famiglia Rivera e soprattutto per il piccolo Miguel.





In conclusione, Coco è un film pensato per le famiglie, dal momento che i temi trattati interessano e appassionano molto volentieri un pubblico adulto, è un film profondo, delicato e spassoso, condito con il solito ingrediente magico che possiamo ritrovare in (quasi) tutti i film della Disney Pixar.
Da vedere, se volete ridere, riflettere e, perché no, commuovervi.

Alla prossima!