giovedì 7 febbraio 2019

Recensione Dragon Trainer 3: il finale perfetto per una storia perfetta


Eccomi qua dopo una lunga assenza (ancora) a parlarvi di uno dei film che ho visto recentemente al cinema: Dragon Trainer 3- Il mondo nascosto. Nei miei momenti di paralisi dalla scrittura e dal blog per ovvi motivi – studio, lavoro e trasloco in primis - sono riuscita a vedere altri due film nella mia lista di pellicole uscite nel 2019, Aquaman e Ralph Spaccatutto 2, di cui parleremo più avanti in prossimi approfondimenti cinematografici.


Di Dragon Trainer 3 però ne voglio parlare a caldo, dopo la visione di ieri sera. Perché bisogna sfogare quel vuoto interiore che lascia, quella sensazione di malinconia per la fine di una saga che hai amato, per la poesia nascosta nelle scene di amore e amicizia, per la comicità di alcuni momenti che riescono a strapparti una risata tra una lacrima e l’altra, per la bellezza insita nella semplicità di un rapporto genuino e puro.





Di Dragon Trainer cosa c’è da dire: tratto dalla serie di libri “How to train your dragon” dell’autrice Cressida Cowell, il primo film esce nelle sale nel 2011. Il successo è vertiginoso, tanto che la casa di produzione DreamWorks decide immediatamente di accontentare i registi Dean DeBlois e Chris Sanders che iniziano a lavorare a capofitto su quella che si rivelerà essere una trilogia azzeccatissima.
I toni poetici fanno da padroni già a partire dalla prima pellicola, caratterizzata da una storia semplice ma accattivante, lineare ma al tempo stesso dinamico e vertiginoso.
La trama penso che la conosciate tutti, o almeno spero… se così non fosse, smettete di leggere questo post e andate a recuperarvi immediatamente tutti i film!

L’amicizia tra l’umano Hiccup e il drago Sdentato è la matrice che fa muovere le intere vicende: due creature così diverse riescono a travalicare le differenze di specie e caratteriali. Una metafora e una morale che dovrebbero essere contestualizzate nella società odierna in cui viviamo…

Le mie impressioni sul terzo capitolo di questa – a mio avviso – meravigliosa saga saranno sintetizzate in poche righe: sono rimasta molto colpita dal film, di cui apprezzo particolarmente il finale, perfetto per concludere al meglio la storia d’amicizia tra vichinghi e draghi.
Dopo un inizio un poco affrettato e confuso, si viene immediatamente catapultati nel regno di Berk, tra variopinte casette e draghi di ogni specie che affollano il cielo e lo schermo.
Hiccup ormai è il capo, e suo è il compito di guidare il suo popolo – umano e non – in un luogo più sicuro: la minaccia del malvagio sterminatore di Furie Buie, Grimmel il Grifaio, è sempre più vicina e potente è il suo influsso sui draghi da spingere il giovane vichingo a cercare quello che viene considerato il nido dei draghi, il luogo da cui queste fantastiche creature provengono: il leggendario Mondo Nascosto. La comparsa di una femmina di Furia Chiara porterà il nostro Sdentato a scegliere dolorosamente tra l’amore e l’amicizia, in un finale strappalacrime davvero ben strutturato e riuscitissimo (preparate i fazzoletti!).

Dal punto di vista tecnico, Dragon Trainer – Il mondo nascosto ha superato di gran lunga il primo capitolo della saga: se il primissimo film era un gioiellino della computer grafica, avendo utilizzato per la prima volta nuovi software che hanno permesso una resa della texture grafica inimmaginabile e molto dettagliata, il terzo capitolo si presenta con una veste grafica ricca di dettagli e potenziata da una resa visiva fortemente basata su di una colorazione d’impatto e molto accurata. Inquadrature dinamiche e vorticose, stacchi di macchina e costruzione della composizione fotografica eccelse, rendono il film godibilissimo agli occhi.

Ma è la storia che cattura e che incolla gli occhi e il cuore allo schermo: la storia d’amicizia tra umano e drago, l’evoluzione di Hiccup e le scelte decisive di Sdentato trasportano lo spettatore in una dimensione empatica ed emozionale particolare, che lo porta a riflettere su quelli che potrebbero essere risvolti della vita di tutti noi: la maturazione, la presa di coscienza delle proprie responsabilità, la consapevolezza di quale sia il bene del prossimo sono concetti che travalicano i confini della quarta parete, investendoci di domande e riflessioni personali.
Lo scontro con il nemico finale non è epico, passa in secondo piano: ma è questa l’intenzione, devono passare i valori, l’importanza dei sentimenti e delle passioni autentiche dei personaggi. Che alla fine riescono a rompere lo schermo e travolgono con una potenza inimmaginabile.
Spero che questa brevissima riflessione vi possa aver spronato ad andare a vedere il film e ad apprezzare come me l’intera saga di Dragon Trainer.


Con questo vi saluto e vi aspetto al prossimo post!!!


lunedì 26 novembre 2018

La mia cineteca: La canzone del mare


 Quest'oggi inaugura una nuova rubrica del blog, spazio dedicato ai film visti (non per forza al cinema, per i quali vi ricordo c'è un'altra sezione dedicata), che magari fanno parte della mia personale collezione (in continua espansione) di titoli in dvd/bluray.
Iniziamo ordunque con il botto: un film a mio avviso bellissimo e molto poetico: La canzone del mare.


Guardare The song of the sea (in italiano “La canzone del mare”) è come immergersi in un mare di colori pastello, fare un tuffo nell’aurora boreale, toccare tinte acquerellate che creano un flusso di suggestioni fantastiche e metafisiche. La narrazione è completamente immersa in questo vortice di colore, prendendo spunto e vitalità da esso, e creando un racconto improntato su quegli sfondi sfumati ed onirici così incantevoli da catturare prepotentemente lo sguardo.

The song of the sea, film del 2014 diretto da un talentuoso Tomm Moore – già conosciuto per “The secret of Kells" - è la storia di due fratelli, Ben e Saoirse, così vicini ma anche così lontani: la diffidenza di Ben nei confronti della sorellina, accusata inconsciamente di essere la responsabile della scomparsa prematura della mamma, si contrappone all’attaccamento di Saoirse nei confronti dei legami familiari.

 Il racconto fonda le sue radici nel mito irlandese, di cui il regista tenta di riportare l’attenzione nel pubblico: riscoprire le leggende e le tradizioni per conoscere le proprie origini, se stessi e i legami sociali che si instaurano tra gli individui. Tomm Moore trae ispirazione da una raccolta di antiche storie irlandesi e scozzesi legate al mare e alle creature fantastiche chiamate Selkies, il libro del Popolo del Mare. Le Selkies sono foche che possono trasformarsi in esseri umani, legate molto spesso alla concezione di perdita di una persona cara in mare.

Il film è un tripudio di colori pastello, sfumature delicate che ricordano le illustrazioni contenute nei libri per bambini (che io personalmente adoro!) ; per i disegni Moore si  lasciato influenzare dal maestro Miyazaki, da cui ha ripreso la delicatezza dei tratti, la cura e la resa “acquerellata” degli sfondi (ispirati soprattutto ai dipinti del pittore irlandese Paul Henry, e a quelli di Klee, Kandinsky e Basquiat), per non parlare della freschezza con cui sono stati malleate le figure dei piccoli protagonisti: eroi per caso, bambini forti che si ritrovano coinvolti in un destino molto più grande di loro, alla scoperta di un mondo magico parallelo a quello reale, che però risente dell’influsso incantato, con le creature che lo popolano, gli incantesimi e gli sfondi talmente onirici: essi si fondono fino a scomparire quasi del tutto.

La narrazione segue i canoni classici della fiaba, con il viaggio di scoperta delle proprie origini, l’eroe che tenta di salvare la fanciulla dal suo destino avverso, fino a giungere al lieto fine strappalacrime. Lo sviluppo forse è a tratti accelerato, il che permette fin da subito di scoprire il segreto che si cela dietro la natura di Saoirse: ciò rende la costruzione in alcuni punti focali apparentemente scontata, sebbene il complesso sia assolutamente godibile e la narrazione sia molto appassionante.

Componente molto importante è la musica: dolci melodie accompagnano il viaggio dei protagonisti, aiutandoli e supportandoli, congiungendo le loro piccole vite con le loro origini marine e fantastiche. La colonna sonora è ispirata ad antiche canzoni irlandesi, e composta da Bruno Coulais ed eseguita dalla band tradizionale Kìla.

La canzone del mare è un film per tutti, che consiglio caldamente in queste uggiose giornate di novembre: vi scalderà il cuore, desterà i vostri sensi assopiti dal freddo; è un film da guardare per comprendere la forza dei legami e degli affetti sinceri, che travalicano la vera natura delle persone. Un film attuale, in questo clima di chiusura e di egoismo che attanaglia la società odierna.




giovedì 22 novembre 2018

Stasera al cinema: Animali Fantastici – I crimini di Grindelwald


Buonsalve a tutti!

Oggi vorrei inaugurare una rubrica bene o male periodica: “Stasera al cinema”. Più o meno periodica perché? Perché dipende da quando vado al cinema a vedere un bel filmozzo!
E allora con cosa cominciare cari ragazzuoli? Ma con il film che sono andata a vedere ier sera: I crimini di Grindelwald, secondo capitolo della saga potteriana di Animali Fantastici, uscito settimana scorsa nelle sale italiane, diretto dal nostro caro David Yates e scritto dalla nostra cara J.K. Rowling.
Innanzitutto: questa non sarà una recensione approfondita, ma solamente una chiacchierata riguardo le mie impressioni sul film: tranquilli quindi, se non siete ancora andati a vederlo (ma che aspettate?) non ci saranno spoiler corposi ed anticipazioni su nulla.
Ordunque, cominciamo.



Innanzitutto vorrei esprimere la mia sui pareri discordanti che ho ritrovato sul web: il film è davvero così orrido, noioso, brutto? Sì e no. Almeno a mio avviso, si intende. Diciamo che I crimini di Grindelwald è un film davvero enigmatico, con una struttura diegetica che non si espone troppo all’ovvietà. Ma è normale, ragazzi miei: stiamo pur sempre parlando del secondo capitolo di una saga che conta ben cinque film! E’ ovvio che non possiamo scoprire tutto subito: la Rowling ha confezionato un prodotto ad hoc, capace di porci un sacco di domande che piano piano verranno poi spiegate. Vi confido che sono rimasta spiazzata dal finale (così penso un po’ tutti, a giudicare dai pareri dubbiosi riguardo le ultime fantomatiche sequenze), dal momento che io avevo già pronta una mia teoria che magicamente si è dissolta tutta d’un tratto. Sicuramente le nostre domande troveranno delle esaurienti risposte nel prossimo capitolo: eh già, dovremo aspettare almeno un paio d’anni. Nel complesso il film è ben strutturato, le scene d’azione non mancano, e segue una linea narrativa bene o male consequenziale. Certo, a mio avviso gli sviluppi delle diverse vicende sono stati solo accennati e non delineati dettagliatamente, ma magari è stata una strategia premeditata per far sì che alcuni misteri non fossero svelati immediatamente, così come il passato e le caratteristiche peculiari di alcuni personaggi: speriamo che nei prossimi film della saga ci sia una riflessione più accurata ed una focalizzazione maggiore sul loro vissuto.

Il comparto degli effetti speciali è impeccabile: gli incantesimi, il background visivo (gli sfondi in primis), le creature magiche sono resi come sempre in modo eccellente grazie ad una computer grafica quasi invisibile, che esplica così il proprio compito: emozionare senza farsi notare. E ci riesce appieno. Le scene d’azione sono così magistralmente supportate da un impianto visivo coinvolgente e molto valido, che raggiunge (come sempre in questo franchise) dei livelli quasi eccelsi.

Che dire della narrazione? Le tinte dark conferiscono a questo capitolo una complessità diegetica maggiore rispetto al primo Animali Fantastici: con I crimini di Grindelwald entriamo prepotentemente nel mezzo delle vicende, non seguiamo più Newt Scamander alla ricerca delle sue creature magiche da riportare nella sua valigia extralarge, ma lo vediamo in azione, coinvolto – suo malgrado – nella caccia al temutissimo mago Grindelwald. La corposità dell’impianto diegetico viene supportato da immagini ricche di particolari ed effetti visivi molto ben costruiti.
In conclusione: Animali Fantastici – I crimini di Grindelwald è un film eccelso o scadente? Secondo me, nessuna delle due. La trama rimane molto aperta, lascia delle incognite forse troppo incomprensibili, la psicologia e il background dei personaggi non è approfondito appieno; nel complesso però si presenta come un film estremamente godibile, che lascia lo spettatore incollato allo schermo, estasiato da alcune scene (c’è da dirlo) mozzafiato. Il film, ricordo ancora, è il secondo capitolo di una saga di cinque film, non si può pretendere che ci si venga spiegato tutto subito.

Con questo vi saluto, vi auguro una buonanotte (mi sono ridotta a finire questa riflessione a mezzanotte, dopo esser tornata da lavoro) e ci vediamo presto!


martedì 20 novembre 2018

Animali fantastici e dove acchiapparli!

Buonsalve a tutti, eccomi di ritorno!

Quest'oggi vorrei lasciarvi molto velocemente una  recensione di "Animali fantastici e dove trovarli", che scrissi per un concorso ormai ben due anni fa, ma di cui non mi è mai arrivato riscontro, quindi beccatevela qui!
Direte: il primo, ancora quello? Ma non puoi parlare del secondo che è appena uscito? Ebbene no, perché ancora non l'ho visto....... Ma: domani sera andrò a vederlo e ve ne parlerò, promesso!
Quindi per il momento faccio il rewatch del primo capitolo e vi lascio queste riflessioni/impressioni o come volete chiamarle:



"Creature strane quanto strabilianti, una buona dose di incantesimi in salsa potteriana, un pizzico di atmosfera anni Venti, tanta azione ed ecco qua il nuovo film scritto dalla fantasiosa mente dell'inglese J.K.Rowling e diretto da David Yates (già regista degli ultimi quattro film della saga di Harry Potter).
"Animali fantastici e dove trovarli" è una sorpresa. Una sorpresa per chi è troppo affezionato al celebre maghetto con gli occhiali per poter accettare un nuovo mondo, una nuova location, una nuova (o vecchia?) epoca, un nuovo protagonista. E' una sorpresa agli occhi anche di chi già si aspettava un prodotto cinematografico con i fiocchi. Sì, perché il nuovo film tratto da un'opera che principalmente descrive i bizzarri animali che popolano l'universo potteriano, si prospetta l'inizio di una lunga saga che ci porterà dritti dritti in una avventurosa dimensione per certi versi alternativa a quella cui siamo abituati grazie alle avventure di Harry, Ron, Hermione e co. Innanzitutto la location: dal medievaleggiante castello di Hogwarts ci spostiamo nella caotica Grande Mela degli anni Venti, una New York in cui si respira a pieni polmoni un'aria positiva, dovuta alla forte crescita economica che aveva caratterizzato i "ruggenti" anni precedenti la devastante crisi del decennio successivo. Un'aria positiva che però si scontra con i toni ombrosi caratterizzanti la trama di fondo della pellicola: la caccia alle streghe e ai maghi è molto diffusa in quella città così lontana dalla scuola di magia a cui ci siamo affezionati da tempo. Il protagonista, Newt Scamander, si avventura tra le retrovie di una metropoli oscura, che cela dietro la sua apparenza frenetica e colorata, un universo fatto di odio, razzismo, bugie, paura. Il viaggio di Scamander, desideroso di riportare una delle creature che nasconde nella sua portentosa valigia (molto più profonda di quella di Mary Poppins!) nel suo habitat naturale, si trasforma così prima in un rocambolesco inseguimento degli animali fantastici che creano scompiglio tra i No-mag (come gli americani chiamano i Babbani) per poi orientarsi verso una direzione molto più intricata e coinvolgente: un insospettabile cattivo, un malvagio che poi tanto malvagio non è, e tanta azione a colpi di bacchette. Come dire, una vera e propria sorpresa: trama che colpisce. Così come il comparto degli effetti speciali: pollice in su per incantesimi e creature, che sono resi complessivamente molto bene grazie alla grafica digitale.
La Rowling riesce così a creare da quello che è fondamentalmente uno pseudobiblium una storia originale e per nulla scontata. Certo, è doveroso fare una constatazione non da poco: se buona parte delle vicende si concentra sulle (dis)avventure di Newt alla ricerca delle sue creature "erranti", e sembri mettere in seconda luce quello che pare essere il vero filum della saga (la nascita e lo sviluppo degli Obscurus e il legame che essi hanno con il cattivone di turno), è legato al fatto che questo è solamente il primo di cinque film, e si presenta come un "biglietto da visita", una finestra aperta su quello che è il mondo degli animali fantastici. Non lasciamoci intimorire dunque da quella che può sembrare una trama troppo aperta: abbiamo ancora molto tempo per scoprirla. E stupirci ancora una volta."



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